Perforare attraverso le falde comporta l’inquinamento delle stesse?

No. Il fluido di perforazione usato nell’attraversamento delle falde è fango bentonitico (la bentonite è una argilla naturale) esattamente come quello utilizzato per i pozzi idropotabili e per tutte le opere civili (pali gettati, fondazioni profonde, setti isolanti ecc). Dopo il foro è rivestito da una camicia di acciaio e l’intercapedine del foro è riempita da cemento iniettato in profondità che risale fino in superficie, esattamente come per i pozzi degli acquedotti. Il procedimento è ripetuto per ogni fase di perforazione, così che quando si raggiunge l’obiettivo potenzialmente mineralizzato l’intervallo corrispondente alle falde è rivestito da cinque colonne di acciaio concentriche, cementate. Durante la perforazione il fango che entra nel foro attraverso le aste fuoriesce, tranne la frazione che va a formare il pannello isolante. Le quantità sono calcolate e verificate in modo continuo.Riguardo alle molte voci di cui si legge in rete, si può puntualizzare quanto segue:

  • Non esistono “fanghi perforanti”: sono una invenzione.
  • Non si buttano nel sottosuolo fanghi a perdere. Se il fango dovesse penetrare nella formazione perderebbe la funzione di sostegno del foro, di circolazione e di trasporto dei detriti di perforazione a giorno e quindi il suo riutilizza in un sistema di circuito chiuso.
  • La composizione dei fanghi non è segreta né misteriosa. Il progetto riporta un programma fanghi con gli ingredienti dichiarati. Il produttore a richiesta degli Enti fornisce sempre le schede di sicurezza di ogni componente.